La storia della costruzione nel XVIII secolo

Nell'inverno del 1742/43 ebbero inizio i primi lavori di rifacimento dell’ex castello di caccia, che culminarono in seguito in un progetto d’ampio respiro di trasformazione per farne una residenza di rappresentanza, che a partire dal 1745 divenne la residenza estiva della corte. Accompagnati da vicende alterne e dal desiderio costante della committente della fabbrica, Maria Teresa, di apportare delle modifiche, i lavori erano destinati a durare fino agli anni Sessanta del Settecento. Come ultimo grande progetto nel decennio successivo del secolo, dopo il 1770, l’imperatrice intraprese la trasformazione del giardino.

La storia della costruzione nel XVIII secolo

Nell'inverno del 1742/43 ebbero inizio i primi lavori di rifacimento dell’ex castello di caccia, che culminarono in seguito in un progetto d’ampio respiro di trasformazione per farne una residenza di rappresentanza, che a partire dal 1745 divenne la residenza estiva della corte. Accompagnati da vicende alterne e dal desiderio costante della committente della fabbrica, Maria Teresa, di apportare delle modifiche, i lavori erano destinati a durare fino agli anni Sessanta del Settecento. Come ultimo grande progetto nel decennio successivo del secolo, dopo il 1770, l’imperatrice intraprese la trasformazione del giardino.

La prima fase dei lavori, dal 1743 al 1749, avvenne già con la cooperazione di Nikolaus Pacassi, che grazie al suo talento soprattutto pratico fu promosso primo architetto, per esser poi nominato nel 1749 architetto di corte.

Dapprima fu avviata la costruzione dell’appartamento imperiale nell'ala di levante con le sale delle udienze e le camere private di Maria Teresa e Francesco Stefano, che poterono abitarvi già a partire dal 1746. L’incoronazione di Francesco Stefano di Lorena come imperatore del Sacro Romano impero della Nazione germanica, nell’ottobre del 1745 a Francoforte, diede probabilmente un impulso ulteriore per rendere ancora più rappresentativo il palazzo di Schönbrunn, divenuto ormai residenza imperiale estiva.

Un anno prima, nel 1745, si era svolta la cerimonia di consacrazione della cappella del castello restaurata, che tuttavia conservava la struttura e l’articolazione spaziale voluta da Fischer von Erlach. Durante i lavori di rifacimento dell'ala orientale furono creati anche i due cortili interni e fu costruita la cosiddetta scala della cappella, che consentiva di accedere da questo lato al piano nobile e agli appartamenti imperiali.

I lavori seguenti, nel 1746, compresero la demolizione della scalinata centrale all'aperto di Fischer von Erlach sul lato del cortile d'onore, per creare al piano terra del risalto centrale un ampio passaggio carrabile coperto e al piano nobile sovrastante la Piccola e la Grande Galleria. Contemporaneamente fu edificato lo Scalone azzurro nell'ala di ponente che doveva fungere da accesso di rappresentanza al piano nobile, senza però distrugger l'articolazione delle pareti della sala da pranzo già creata da Fischer von Erlach, con il soffitto affrescato daSebastiano Ricci nel 1702/03.

Poiché la famiglia imperiale si era fatta più numerosa, già nel 1748 nell'ala di levante si rese necessario un nuovo intervento edile, con l’inserimento di un ammezzato fra il piano nobile e il piano superiore, destinato ad alloggiare i figli dell'imperatrice e la loro corte.

Le due gallerie nel risalto centrale del castello offrivano spazio per i grandi ricevimenti, mentre la Piccola Galleria era adibita a salone per le feste di famiglia in cerchia più intima. Mancavano ancora in questo primo rifacimento la ricca decorazione di stucchi e gli affreschi sul soffitto nei due saloni delle feste. In occasioni private alla Grande Galleria si poteva accedere anche direttamente dal nuovo scalone del cortile d'onore, attraversando le passatoie arcuate. Nelle occasioni ufficiali, come voleva la tradizione del "fare anticamera”, i visitatori dovevano invece seguire l'intero percorso che dallo Scalone azzurro portava alle sale delle udienze dell'imperatore e consorte nell’ala di levante, secondo i dettami del cerimoniale di corte.

Fra gli ulteriori rifacimenti di quell'epoca si annoverano anche le arcate di collegamento lungo il cortile d'onore con le ali laterali, definite "ali dei cavalieri", nelle quali alloggiava il personale di corte di rango superiore. Attigui ad esse furono costruiti ampi fabbricati di servizio in direzione di Meidling (fra l'altro l'Orangerie) e di Hietzing. Questi fabbricati si erano resi urgentemente necessari, poiché, essendo il castello la residenza della famiglia imperiale, vi abitava anche l’intera corte, il che comportava il necessario approvvigionamento. Dopo tutto Schönbrunn doveva dare vitto e alloggio ad oltre 1000 persone.

Per esplicito desiderio di Maria Teresa, nell’ala nord del cortile fu costruito anche un teatro di corte, inaugurato solennemente nel 1747. Nel ruolo di cantanti ed attori vi si esibirono fra gli altri anche i numerosi figli dell'imperatrice, mentre Maria Teresa sin da giovane spiccava per il suo talento canoro.

Ben presto dopo il 1750 Maria Teresa si vide costretta ad intraprendere nuovi lavori d’ampliamento del castello, la cui progettazione ed esecuzione fu affidata nel 1753 - 1763 interamente al Pacassi. La famiglia imperiale diveniva sempre più numerosa, e per sopperire al fabbisogno crescente di stanze si rese necessario anche l'inserimento di un piano intermedio nell'ala laterale di ponente, intervento che ripristinò anche la simmetria esterna dell'edificio per cui si poté procedere ad ultimare le facciate. Le vedute del castello di Schönbrunn dipinte da Bernardo Bellotto, detto il Canaletto, negli anni 1759/60, raffigurano le facciate fronteggianti il giardino e il cortile, articolate nei dettagli e dal ricchissimo decoro di ornamenti, che resero l’ex facciata del palazzo di Schönbrunn un esempio importante di rococò.

I lavori della seconda fase di rifacimenti, tra il 1753 e la metà degli anni Sessanta del Settecento, non si limitarono soltanto all'ampliamento spaziale ai piani superiori dell’edificio centrale e agli esterni, ma comportarono anche la decorazione dei saloni di rappresentanza. La Grande Galleria fu dotata di un soffitto a volta e decorata di stucco a scagliola, come già era accaduto per la Piccola Galleria durante la prima fase della decorazione del palazzo. I due saloni delle feste, un tempo separati da porte a vetri, furono collegati fino a divenire un’unità spaziale grazie alla grandiosa decorazione di stucchi ed affreschi, che ne fece uno dei più insigni esempi architettonici di rococò.

Gli affreschi furono dipinti da Gregorio Guglielmi fra il 1755 ed il 1761, mentre nel 1761/62 Albert Bolla eseguì gli stucchi. Anche la maggior parte delle sale che affacciavano sul giardino fu decorata in stile rococò con forme estremamente manierate, le cosiddette rocaille, inserendo specchi e dipinti incastonati nella boiserie. Meritano particolare attenzione le stanze del piano nobile destinate per lo più a camere private, che oltre a presentare arredi sontuosi testimoniano della predilezione di Maria Teresa per l’arte dell’Estremo Oriente – porcellane, lacche e stoffe di seta – e per le “cineserie”. Nel corso di questi rifacimenti della Grande e Piccola Galleria furono realizzati anche i due attigui Gabinetti cinesi (1754 – 1759), e inoltre la Stanza delle porcellane e la cosiddetta Stanza del milione (1763 – 1765).

Alla morte improvvisa dell'imperatore Francesco Stefano I nel 1765, che sconvolse Maria Teresa, si ebbe una nuova fase di arredi. L’imperatrice rimasta vedova fece adibire lo

Studio (“Retirade“) del marito nell'ala di levante del castello a suo memoriale, senza badare a spese nel dotare questo straordinario ambiente di pannelli di lacca cinese d’immenso pregio e preziose boiserie in cui erano montati dipinti di celebri pittori e arredi sontuosi, dotazione che si è conservata sino ad oggi.

Fra il 1769 ed il 1777 Maria Teresa commissionò al pittore boemo Johann Wenzel Bergl la decorazione di tre appartamenti al pianterreno, ciascuno formato da varie stanze, con affreschi di paesaggi. Lei stessa si fece allestire un appartamento privato (estivo) che affacciava sul lato del castello rivolto verso il parco, tanto più che in piena estate soffriva il caldo al piano nobile e dopo la morte dell’imperatore non voleva inoltre più dormire nella camera da letto comune. Maria Elisabetta e Massimiliano Francesco, i suoi due figli che non erano ancora sposati e vivevano tuttora alla corte viennese, ricevettero ciascuno un appartamento decorato con pitture paesaggistiche. Le cosiddette “Stanze Bergl” si distinguono per le pitture paesaggistiche prevalentemente esotiche che rivestono tutte le pareti e le volte, creando esempi impareggiabili di pitture trompe l’oeil. Come ultimo progetto, l’imperatrice si dedicò negli anni Settanta del Settecento al nuovo allestimento del giardino, commissionando i lavori all’architetto di corte Johann Ferdinand Hetzendorf von Hohenberg che edificò nel parco di Schönbrunn suggestivi elementi architettonici: la Gloriette, la Fontana di Nettuno, la Rovina romana e l’Obelisco. Inoltre i viali, le fontane e i piazzali furono adornati di un gran numero di statue classiche e sculture eseguite da Wilhelm Beyer con il suo atelier. I rifacimenti del palazzo e del parco si conclusero definitivamente soltanto poco prima della morte di Maria Teresa, avvenuta nel 1780.

Maria Teresa aveva già espresso, in una lettera alla figlia Maria Antonietta, la sua preoccupazione per il mancato interesse per la residenza estiva Schönbrunn da parte di suo figlio, l’imperatore Giuseppe II, il quale si era limitato a dar ordine che “a Schönbrunn tutto resti nella situazione in cui si trova attualmente”. Giuseppe fece eseguire i necessari lavori di manutenzione, fra l’altro commissionando la nuova copertura delle ali dette dei Cavalieri, sui lati del Cortile d’onore, con tetto a padiglione al posto del manto di copertura spianato, per prevenire i danni causati dalle intemperie.

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